mercoledì 24 febbraio 2010

Zanatta Nicolò 268912

--------------------------------------------------------- Prima Esercitazione ----------------------------------------------------

“The Internet is for Porn” recitano i personaggi di un video, ormai diventato viral (o meme), ma nonostante la palese ironia, non si discosta più di tanto dal concetto che si ha ancora in Italia della rete. Il nostro Paese è ancora funestato dalla piaga del Digital Divide e non sembra che la situazione sia destinata a migliorare almeno nel futuro più prossimo. Infatti, come detto da Gianluigi Cogo, il Bel Paese è ancora legato ad un tipo di informazione unidirezionale, omogenea e selezionata, esattamente l’opposto al ciò che avviene nel web.

A questo proposito gli incontri svoltesi durante il corso con persone come Michele Vianello e Gianluigi Cogo presumo siano stati illuminanti per chi ancora non fosse al passo coi tempi per quanto riguarda l’utilizzo e la filosofia della Rete, mentre per coloro che coltivano già da tempo la passione per il Web 2.0 e per i nuovi mezzi di comunicazione, sono stati utili per ulteriori riflessioni e discussioni.

Parlare ulteriormente delle novità introdotte a livello di rapporti sociali e di interconnettività dei social network e derivati mi sembra ripetitivo e scontato quanto lo può essere un qualsiasi servizio del TG1 sull’ultima moda riguardante Facebook piuttosto che aNobii o deviantArt e simili. Preferirei riflettere sul concetto di Rete più in generale, ricollegandomi soprattutto alle prime lezioni.

È risaputo come Internet sia il primo vero mezzo per esercitare la Democrazia in maniera diretta dai tempi delle polis greche, meno lo può essere il fatto che la Rete, ora come ora, è l’unico vero luogo (in realtà non-luogo) dove è applicata l’anarchia nel suo senso più alto; si parla quindi di “assenza di capi” piuttosto che il solito concetto stereotipatamente errato dell’ “ognuno fa quel che vuole”, infatti i forum, i blog, le community sono tutte moderate da una serie di regole e norme autoimposte e decise specificatamente per ogni situazione (le cosidette EULA). È un concetto facile da comprendere quanto profondamente rivoluzionario in un mondo chiuso come quello dell’informazione e della comunicazione. Molti keeg (contrario di geek, quindi atecnologici) non riescono a comprendere il motivo dietro all’incredibile successo della rete che percepiscono solo come una moda passeggera, quando in realtà si tratta dell’unico modo (legale) con cui far venire a galla il vero io dell’essere umano, si esso meschino, crudele, gentile, insensibile o generoso, grazie all’anonimato e alla mancanza del contatto fisico reale. È questo un male? Non mi sento in grado di definirlo tale, anche perchè la rete ha semplicemente permesso di portare a galla sfaccettature dell’animo umano che prima esistevano, semplicemente erano sconosciute e/o ignorate. Ecco quindi la nascita di community come quella di 4chan.org o ebaummsworld.com (sconsiglio di approciarvisi a chi è dotato di un animo troppo candido), che, nel bene e nel male, sono stati i fautori della maggior parte dei viral o meglio definiti meme della rete: il ragazzo Numa-Numa, la moda del Rickrolling, i lolcat, sono tutti prodotti della mente, deviata secondo alcuni dadaista secondo altri, dei due siti di cui sopra.

Nonostante la rivoluzione digitale degli ultimi anni sia ormai una realtà, non tutti ancora sono riusciti, o non hanno voluto, ad accettarla e i tentativi di limitarla sono numerosi e variegati. Non dobbiamo dimenticarci che se non ci fosse Internet non sapremmo nulla delle proteste in Iran, dei dissidenti cinesi, delle opposizioni in Cuba, ma anche non ci sarebbe stata l’elezione di Obama o la diffusione delle idee ecologiste di Al Gore. Putrooppo in Italia la commistione di più interessi imprenditoriali con la politica portano alle proposte aberranti come il decreto Romani o il disegno di legge Brambilla, concepiti con l’unico scopo di rendere l’utilizzo e l’accesso alla Rete troppo macchinoso per essere fruibile da tutti. Il rischio è quello di una deviazione orwelliana della rete che invece di essere un mezzo di diffusione di conoscenza, potrebbe divenire un mezzo di controllo di massa.

Le conferenze, dal canto loro, hanno permesso di presentare le maggiori opportunità che la rete permette di sviluppare e dei migliori utilizzi che noi, cittadini qualsiasi, possiamo applicare per far valere il nostro diritto al controllo di coloro che abbiamo scelto di governarci. È sufficiente? Non credo ma per iniziare può bastare.